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Canegrate in corsa contro la fame

4 Aprile tappa conclusiva del progetto solidale che gli studenti dell'Istituto A Manzoni di Canegrate hanno portato avanti

Canegrate in corsa contro la fame
Legnano e Altomilanese, 02 Aprile 2019 ore 13:49

Canegrate in corsa contro la fame

Sport, didattica e solidarietà. Questo è Corsa Contro la Fame.

Giovedì 4 aprile a Canegrate, la tappa finale del progetto contro La Fame. 300 studenti dell'Istituto A.Manzoni rappresenteranno la cittadina dell'Alto Milanese alla corsa solidale.

Nato in Francia nel 1997 e giunto in Italia alla quinta edizione, con l’adesione di 303 scuole su tutto il territorio nazionale ed oltre 2000 a livello internazionale in 30 diversi paesi, il progetto vanta davvero dei numeri da capogiro.

L’idea di fondo è quella di assegnare un ruolo chiave agli alunni delle scuole partecipanti, ai quali viene chiesto un coinvolgimento attivo nella lotta alla fame. I ragazzi si sentono parte della ricerca della soluzione al problema ed è questo l’elemento che fa davvero la differenza.

In ogni scuola che si iscrive si tengono, in un primo momento, sessioni di sensibilizzazione tramite le quali lo staff di Azione contro la Fame interviene nelle classi con attività didattiche interattive. Ogni intervento ha l’obiettivo di sensibilizzare i ragazzi verso un tema così distante dalla realtà che vivono come quello della fame del mondo. Quali sono le cause che la provocano e quali, soprattutto, le soluzioni per combatterla.

Il Progetto

I ragazzi sono, poi, chiamati all’azione concreta. Viene consegnato a ciascuno un “Passaporto Solidale”, strumento chiave del progetto, con il quale ogni ragazzo ha la missione di coinvolgere altre persone fuori dalla scuola, spiegando loro le tematiche affrontate, ricercando sponsor per la corsa e raccogliendo donazioni.

Ogni scuola sceglie poi di organizzare la corsa, in primavera, secondo le proprie esigenze di spazi a disposizione.

Ogni ragazzo genererà fondi salvavita per i bambini denutriti perché le promesse di donazione raccolte verranno moltiplicate per i giri di corsa che riuscirà a percorrere. In questo modo, anche la partecipazione alla corsa diventa attiva e coinvolgente.

Al termine della maratona, sul passaporto solidale verrà segnato il numero di giri e nei giorni seguenti gli studenti potranno raccogliere i contributi dei propri sponsor e portarli poi a scuola dove verranno versati tutti insieme ad Azione contro la Fame.

Il passaporto Solidale

Il passaporto solidale e il meccanismo delle mini-sponsorizzazioni sono gli elementi chiave del progetto. All’interno del “libretto” vengono ripresi i temi affrontati in classe, cosicché questo diventa uno strumento di aiuto per i ragazzi che si trovano ad affrontare temi delicati e importanti, nonché facenti parti di realtà lontane e diversissime dalla loro, con conoscenti e parenti. Le persone con cui entrano in contatto faranno promesse di donazioni in relazione ai giri che lo studente si impegnerà a percorrere il giorno della corsa.

Tutto questo porta i partecipanti a mettersi in gioco, sviluppando le loro abilità comunicative e relazionali e spingendoli a dare il meglio di sé durante la gara.

Corsa contro la Fame diviene, in tal modo un percorso solidale, ma anche un vero e proprio Modello Educativo.

Azione contro la Fame

Azione contro la Fame vanta una storia di quasi 40 anni di impegno nella lotta contro la fame. Come ci spiega al telefono Alessio Tasselli, responsabile di Corsa contro la fame, soltanto l’anno scorso sono stati raccolti più di 5 milioni di euro, devoluti agli sfollati e alle persone colpite dal dramma della guerra in Iraq.

Quest’anno, continua Alessio, la mission si sposta in Ciad, regione in cui il cambiamento climatico ha i suoi effetti più evidenti e in cui questo, unito ad un contesto politico fragile, diventa un moltiplicatore di minacce. La presenza di istituzioni deboli, insieme al processo di desertificazione e al mancato accesso alle risorse, spingono alla migrazione forzata e creano le condizioni ideali per la proliferazione di movimenti terroristici.

Il cambiamento climatico ha un impatto diretto sul modo di vivere della popolazione, che è fortemente dipendente dall’agricoltura e dalla pastorizia e che non possiede un’attività di guadagno alternativa.

In precedenza, il clima della regione era caratterizzato da 4 mesi di pioggia all’anno, ma a partire dal 1970, con l’innalzarsi delle temperature, si è registrata una riduzione delle precipitazioni e un aumento dei periodi di siccità. Il bacino del lago Ciad, che costituiva la principale fonte di sostentamento per la pesca e l’agricoltura, si è ridotto di circa 10 volte.

La crescente scarsità di risorse naturali è coincisa con l’aumento della competizione per il loro controllo, dando luogo a sanguinosi conflitti legati ai confini territoriali.

Da questo momento il Ciad ha sviluppato una completa dipendenza della popolazione dagli aiuti umanitari.

 

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