Balbuzie nei bambini, cosa fare se vostro figlio balbetta

Che cos’è, come riconoscere e monitorare una difficoltà che non è insuperabile

Balbuzie nei bambini, cosa fare se vostro figlio balbetta
Cronaca Rhodense, 18 Gennaio 2018 ore 06:00

Balbuzie nei bambini, non serve allarmarsi. Può capitare di sentire il proprio figlio balbettare, anche solo per un momento o per un breve periodo. Fatto che, soprattutto se i bambini sono molto piccoli, può destare subito preoccupazione.

Balbuzie nei bambini, una difficoltà superabile

In effetti, secondo gli studi più recenti, l’età media d’insorgenza nella balbuzie è di 33 mesi. Questo significa che solitamente la balbuzie compare già in età prescolare, precisamente durante il secondo anno di vita. Quello che però spesso non si sa, è che i tassi di recupero naturale entro i 6 anni superano l’80%. Quindi, nella maggior parte dei casi, i balbettii si estinguono nel giro di pochi anni e non devono destare apprensione. Sia che rappresenti una fase transitoria, sia che evolva, con il tempo, in un disturbo cronico, l’informazione e la presa di coscienza di cosa è la balbuzie e di come sia possibile monitorarla e riconoscerla, sono senza dubbio i migliori presupposti possibili per evitare che l’allarmismo si riversi sui bambini. E per sapere qual è il momento migliore per valutare un intervento riabilitativo. Perché, questo è certo, la balbuzie non è insuperabile.

Il futuro non è già scritto

Ad oggi la scienza non ha ancora individuato né le cause, né i fattori predittivi che permettano di sapere se gli episodi di balbuzie in età prescolare evolveranno in una balbuzie cronica. Non è possibile sapere in anticipo se la balbuzie persisterà nel tempo. Quello che è certo, è che le teorie scientifiche che annoverano tra le cause della balbuzie fattori puramente psicologici sono state ormai superate. Sono state sostituite da altre che considerano molteplici fattori tra loro interagenti. Uno degli aspetti che le ricerche neuroscientifiche hanno infatti evidenziato è quello della interazione tra le strutture linguistiche e quelle motorie, secondo cui, la balbuzie sarebbe da ricondurre ad un problema di controllo motorio della produzione del suono. E questo spiegherebbe anche la frequenza dei balbettii in tenera età.

Un giradischi che s’inceppa

Tra i due e i cinque anni, infatti, il bambino sta ancora imparando a parlare e i movimenti necessari alla produzione dei suoni non sono ancora del tutto stabili e certi. Valentina Letorio, neuropsicologa di Vivavoce Institute, centro specializzato nel trattamento della balbuzie nei bambini e negli adulti, descrive il fenomeno come «un giradischi che s’inceppa, un errore nella produzione del suono, dato da un movimento sbagliato». Questa immagine aiuta ancora di più a capire che «i balbettii, nei bambini, non indicano necessariamente un disturbo cronico. Possono essere segno che gli schemi motori della produzione del linguaggio si stanno ancora mettendo alla prova».

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Cosa fare prima dei sei anni?

«La scelta migliore è quella di formare e sensibilizzare i genitori sul tema balbuzie nei bambini – continua Valentina – in modo da agire sul contesto prima che sul bambino. Non sapendo se la balbuzie evolverà in un disturbo cronico, è bene, da parte dei genitori, monitorare la situazione. Senza creare ansie o allarmismi che potrebbero avere ricadute negative sul bambino». Favorire il dialogo e dedicarsi all’ascolto, rispettando i tempi di conversazione, senza intervenire o sostituirsi, sono altri suggerimenti utili per evitare che le difficoltà nell’esprimersi causino da subito un senso di frustrazione. Anche il coinvolgimento degli educatori della scuola dell’infanzia e degli insegnanti può supportare la famiglia nel percorso di osservazione e riconoscimento della balbuzie.

Un fenomeno complesso da valutare caso per caso

Spesso associata esclusivamente a ripetizione di alcuni suoni o al loro prolungamento all’inizio delle singole frasi, essa è in realtà un fenomeno più complesso, con manifestazioni diverse da bambino a bambino. Anche esitazioni, pause e arresti prima del discorso sono sintomi della balbuzie. E può capitare che un bambino, già consapevole delle proprie difficoltà, rinunci ad utilizzare alcuni vocaboli. O li sostituisca in modo non appropriato. Oppure elabori delle strategie difensive, come cercare subito lo sguardo del genitore. Secondo alcune ricerche, già all’età di 3 anni i bambini possono essere consapevoli di avere difficoltà nel comunicare e in qualche modo elaborare delle strategie difensive fatte di rinunce, deleghe e fuga dalle situazioni in cui possono essere messi alla prova.

Un metodo scientificamente dimostrato

L’inizio della scuola segna spesso l’emergere della balbuzie come disturbo cronico. Soprattutto perché la coscienza di questa fatica irrompe prepotentemente nel momento in cui il bambino si confronta con le reazioni dei coetanei e degli insegnanti. Ed è generalmente intorno ai 6-7 anni il momento giusto per intraprendere percorso rieducativo. «In Vivavoce – prosegue Valentina – utilizziamo un approccio innovativo, basato su un metodo scientificamente dimostrato, che permetta al bambino di sviluppare un nuovo schema motorio. E fin da subito, coinvolgiamo tutti gli attori principali del contesto sociale e relazionale di cui il bambino fa parte. In primis genitori e insegnanti, perché possano anch’essi continuare a promuoverne l’autostima e aiutarlo ad esprimere le sue emozioni. Senza imbarazzo e vergogna, sempre spronandolo a superare la sua fatica».