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Arrestato per immigrazione clandestina: ai domiciliare a casa dell’assessore

Ioli "Non ce la siamo sentiti di voltargli le spalle, così abbiamo accettato di aiutarlo e riportarlo con noi a casa". 

Arrestato per immigrazione clandestina: ai domiciliare a casa dell’assessore
Rhodense, 12 Giugno 2020 ore 10:48

Arrestato per immigrazione clandestina: ai domiciliare a casa dell’assessore Ioli.

Arrestato per immigrazione clandestina: ai domiciliare a casa dell’assessore

Si trova agli arresti domiciliari ad Arese, a casa dell’assessore Enrico Ioli, Cabdiqani Osman, arrestato per immigrazione clandestina insieme ad altre tre  persone le quali sono accusate  di finanziare  dall’Italia i sequestratori di Silvia Romano, la cooperante milanese liberata lo scorso maggio.
Secondo l’inchiesta della Digos di Bologna, coordinata dalla Pm Antonella Scandellari,  il gruppo avrebbe raccolto e inviato denaro ai ragazzi che combattono in Somalia per comprare  armi e munizioni da dare ai terroristi di “Al Shabaab”. Per i quattro,  due somali e due etiopi, residenti stabilmente in Italia nelle regioni del nord, la Procura di Bologna ha chiesto il processo. Tre di questi, Rashiid Dubad (23 anni), Said Mahamed (23 anni)  e Isidiin Ahmed (23 anni) sono attualmente in carcere. Cabdiqani Osman, invece, 30 anni, è ai domiciliari ad Arese, a casa dell’assessore Enrico Ioli.
L’accusa in particolare per  Dubad, Osman e Ahmed è di “promuovere, organizzare ed effettuare il trasporto di stranieri all’interno del territorio dello Stato Italiano per procurarne illegalmente l’ingresso in territorio di altro Stato, soprattutto del Nord Europa, di cui questi non erano cittadini, né avevano altro titolo di residenza, finanche organizzandone il trasporto e fornendo le strutture logistiche per il loro trasferimento, dietro pagamento di una cifra determinata in relazione all’attività svolta”.
Per i quattro è stato chiesto il rinvio a giudizio; l’antiterrorismo di Bologna ha individuato il gruppo seguendo una serie di contatti risalenti al settembre 2018 che avevano nella zona di Forlì.
In particolare Dubad, secondo gli inquirenti, organizzava in accordo con Osman, “il trasferimento in tempi diversi di soggetti non sempre identificati verso altri Stati europei, […] per riceverne quale profitto la somma di 300 euro inviata dalla Somalia”. Analogamente i due “organizzavano e fornivano strutture logistiche per il trasferimento di stranieri irregolari all’interno del territorio dello Stato Italiano, si accordavano per ospitarli presso abitazioni o alberghi al fine di trarne profitto. […] I fatti sono stati commessi in Italia (Milano e altre località del territorio nazionale) e all’estero (Svizzera e Austria) dal 2018 al maggio 2019”.
Dubad era stato prelevato dalla sua abitazione a Cinisello Balsamo, dove risiede,  già nel maggio del 2019 dalla Digos di Bologna e trasferito al carcere di Monza. L’accusa per lui era quella di terrorismo relativa al presunto finanziamento di organizzazioni armate attive nel Corno d’Africa. Con lui, già allora, era stato fermato anche Osman,  coinquilino a Cinisello di Dubad, per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. Ora, per tutti e quattro i ragazzi, è stato chiesto il rinvio a giudizio.

Le parole dell’assessore Enrico Ioli

“Avevamo ospitato Cabdiqani nel 2018, da giugno a novembre. Era arrivato dalla Somalia su un barcone, aveva una storia terribile alle spalle. Una volta in Italia era anche riuscito, insieme  a un gruppo di amici, a far arrestare il suo torturatore – così commenta la vicenda l’assessore Enrico Ioli –  Cabdiqani, tramite i programmi della Caritas, era poi riuscito a trovare un lavoro. Così, a inizio 2019, era andato a vivere a Cinisello Balsamo, con un altro ragazzo somalo”. Quel Dubad coinvolto, ora, con lui nel processo.
“Poi, dopo qualche mese, abbiamo perso le sue tracce e, nel maggio 2019, abbiamo letto sui giornali che era stato arrestato. Dal carcere Cabdiqani ci ha scritto una lettera, per chiederci di incontrarlo. Tramite l’avvocato simo riusciti a organizzare un colloquio; il suo legale ci ha detto che c’era la possibilità di ospitarlo, in attesa di giudizio, poiché non aveva più una casa. Non ce la siamo sentiti di voltargli le spalle, così abbiamo accettato di aiutarlo e riportarlo con noi a casa”.

Assessore Enrico Ioli

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