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Ambrogino d’oro alla direttrice del carcere di Bollate

La città d'adozione ha deciso di assegnarle l’Ambrogino d’oro

Ambrogino d’oro alla direttrice del carcere di Bollate
Rhodense, 22 Novembre 2020 ore 21:30

Cosima Buccoliero,  tra i personaggi che il  7 dicembre riceveranno la civica benemerenza del Comune di Milano

“Sono felicissima è il giusto riconoscimento dell’impegno del carcere nella gestione del Covid”

Accento pugliese, la passione per il carcere sin dai tempi dell’università e un’amore dichiarato, «per Milano e la sua laboriosità». Ora la città d’adozione ha deciso di assegnarle l’Ambrogino d’oro, la massima onorificenza concessa dal Comune a chi ha dato lustro alla città. C’anche lei, Cosima Buccoliero, 52 anni, direttore uscente del carcere di Milano Bollate e dell’istituto Penale Minorile di Milano Cesare Beccaria, tra i personaggi che il prossimo 7 dicembre riceveranno la civica benemerenza. «Sono felicissima non solo per me ma anche perché è il giusto riconoscimento dell’impegno del carcere di bollate in questa difficile gestione del covid. Sono grata alla città di Milano per questa attestazione di stima e di vicinanza», ha commentato.

Un riconoscimento alla sua professionalità

«Noi operatori, a diverso titolo rappresentanti la società civile all’interno del carcere siamo orgogliosi che sia stata accettata la nostra proposta al Comune di Milano per la benemerenza civica dell’Ambrogino d’Oro – commentano le associazioni che hanno sottoscritto la richiesta – Un atto dovuto. Un grande riconoscimento alla professionalita, alla competenza, al coraggio ed all’umanità e a chi nel e del carcere sa guardare oltre».

“Milano, una città in cui si possono coniugare lavoro e passioni”

Ultima nota positiva è la capacità della Buccoliero nella gestione estremamente complessa e rischiosa del Covid-19. Di Milano, che ora gli assegna l’Ambrogino d’Oro, la Buccoliero dice, “Milano è una città in cui si possono coniugare lavoro e passioni, impegni e amicizie. Un luogo in cui è radicato un associazionismo straordinario, un mondo che in questi anni ha dato molto al carcere e a tutto ciò che ruota intorno. Questa città, ma più in generale direi tutta la Lombardia, è la culla ideale per il mio mestiere: qui è nata la visione diversa del carcere di cui vi ho parlato. Qui c’è terreno fertile per il cambiamento, qui mi sento a casa».

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