Abiti usati e rivenduti saronnese a capo dell'organizzazione

A capo un saronnese con una ditta tessile a Solaro. Altre cinque persone sono state arrestate, tre in carcere e due ai domiciliari.

Abiti usati e rivenduti  saronnese a capo dell'organizzazione
Cronaca 28 Novembre 2017 ore 12:33

Abiti usati e rivenduti.

Abiti usati e rivenduti, sgombinata organizzazione criminale

Migliaia di abiti usati destinati ai bisognosi, venivano invece rivenduti tra Campania e Tunisia, attraverso un traffico operato tramite un'azienda tessile di Solaro, di proprietà di un saronnese, e la onlus "Africa nel cuore" con sede in Liguria. A scoprire il raggiro è stata una maxi inchiesta dei carabinieri del Noe (Nucleo Operativo Ecologico di Milano), coordinati dalla Procura della Repubblica di Milano.

Un saronnese a capo del raggiro

A capo della preunsta organizzazione dedita al traffico illecito di rifiuti (così vengono denominati i capi di abbigliamento depositati nei cassonetti per la raccolta), stando all'inchiesta c'era Carmine Scarano, residente a Saronno e titolare della "Nuova Tessil Pezzame Spa". Cinque le persone arrestate nell'ambito dell'inchiesta (tre in carcere e due ai domiciliari) in esecuzione ordinanza di custodia cautelare emessa dal Gip del Tribunale di Milano, mentre sono sei gli indagati a piede libero. Tutti sono residenti tra le province di Monza, Varese e la Liguria.

Complessa attività d'indagine dei carabinieri del Noe

Le indagini dei carabinieri del gruppo per la Tutela dell’Ambiente di Milano, in Lombardia, Piemonte, Liguria e Campania, in collaborazione con i comandi Arma territoriali, oltre a dare esecuzione dei vari provvedimenti cautelari, hanno portato a termine perquisizioni e sequestri di beni, a carico dei presunti appartenenti alla strutturata organizzazione criminale attiva nella raccolta abiti usati destinati a persone meno abbienti che, attraverso il paravento dell'associazione ligure "Africa nel cuore", venivano invece successivamente rivenduti a titolari di società operanti nel settore del commercio di vestiti della Campania e della Tunisia, con un ingiusto profitto quantificato in oltre 3 milioni di euro.

Vestiti raccolti nei cassonetti

I vestiti raccolti in cassonetti posizionati in un centinaio di comuni nelle province di Milano, Varese, Udine e Savona (nel 95% dei casi abusivamente) e tramite raccolte porta a porta, una volta stoccati nel centro di raccolta di Solaro, non venivano nemmeno sottoposti a trattamento igienizzante, prima di essere inviati in Tunisia, o nelle province di Napoli e Caserta, a pagamento, dove venivano rivenduti a loro volta nelle bancarelle.