A Fara Novarese un centro specializzato nella chirurgia protesica in campo ortopedico

Il Dr. Carlo Maria Sinicato ci spiega quando è necessario un intervento di protesi d’anca

A Fara Novarese un centro specializzato nella chirurgia protesica in campo ortopedico
Rhodense, 27 Settembre 2019 ore 06:00

La Casa di Cura I Cedri di Fara Novarese (NO) di proprietà di Habilita dalla fine del 2016, è specializzata nella chirurgia protesica in campo ortopedico. In particolare molti degli interventi che vengono effettuati riguardano le protesi dell’anca. Abbiamo chiesto al Dr. Carlo Maria Sinicato, ortopedico responsabile del Raggruppamento delle 4 unità funzionali della struttura di spiegarci quando è necessario un intervento di protesi d’anca.

Dr. Carlo Maria Sinicato

«A livello statistico – spiega il Dr. Sinicato – la patologia principale per cui si arriva all’indicazione di protesi d’anca è la patologia artrosica. Si tratta della patologia più diffusa, ovvero quella in cui l’articolazione dell’anca perde le sue caratteristiche di funzionalità deformandosi, riducendosi e perdendo la sua quota di superfici cartilaginee, provocando delle alterazioni nell’osso sotto la cartilagine. Questa situazione determina una riduzione del movimento, una riduzione della funzione, dolore e, di conseguenza, una riduzione dell’autonomia e della qualità della vita. Esistono anche altre patologie per le quali è indicato l’utilizzo di una protesi d’anca: parlo ad esempio della necrosi della testa del femore, ovvero una situazione in cui la testa del femore perde vitalità diventando meccanicamente più debole con il rischio di deformarsi sotto il peso della persona. Questa è una situazione estremamente dolorosa sia durante il movimento, ma anche quando si è a riposo. Ci sono infine le patologie di origine post traumatica per cui l’esito di fratture di femore o di bacino possono portare nuovamente ad un processo artrosico. Queste sono le tre indicazioni principali per le quali è previsto l’intervento di protesi all’anca. Segnalo poi altre patologie meno diffuse come la displasia dell’anca, ovvero una deformazione dell’articolazione originata già in tenera età o addirittura perinatale per cui si ha una completa sovversione della meccanica articolare e per la quale non esistono soluzioni efficaci alternative all’utilizzo di una protesi d’anca».

Oggi l’intervento in sala operatoria e il suo decorso non sono più così lunghi come in passato?

«Lo scopo primario di questo intervento – prosegue il Dr. Sinicato – è il miglioramento della qualità della vita, qualunque sia la patologia che determina questo problema. Oggi è possibile utilizzare metodiche che facilitano questo compito riducendo i tempi di recupero, riducendo il dolore, riducendo il periodo medio di degenza in modo da consentire un ritorno alla vita sociale molto più veloce che in passato. Quindi quello che nell’immaginario può essere un intervento che comporta un lungo allettamento, degenze prolungate fino addirittura al mese di permanenza all’interno di una struttura sanitaria, deve essere riconsiderato completamente. Oggi l’intervento di protesi d’anca è un intervento che consente un recupero estremamente veloce».

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Qual è il tempo di durata di una protesi?

«La durata dell’impianto è difficile da quantificare in quanto oggi si è avuta un’evoluzione progressiva nella lavorazione dei materiali: parliamo di uno sviluppo che consente alle protesi di avere una durata molto più lunga rispetto ai 10 anni. Anche il miglioramento dei materiali utilizzati ha concorso ad allungare la durata di questi impianti. Un tempo si parlava mediamente di circa 10/15 anni: oggi questo traguardo viene abbondantemente superato grazie alle protesi che vengono utilizzate».

I Cedri si sono specializzati in questo tipo di chirurgia?

«A I Cedri – conclude il Dr. Sinicato – si è voluto selezionare un pool di specialisti che utilizzano metodiche inerenti proprio questo aspetto: si tratta di un insieme di accorgimenti, non esclusivamente chirurgici, che comprendono anche l’assistenza e la preparazione del paziente. L’attenzione è rivolta a tutto il processo che porterà il paziente ad essere sottoposto ad un intervento di protesi d’anca e a quello che succederà dopo. I protocolli che vengono adottati fanno sì che la qualità generale di questa tipologia di intervento sia notevolmente aumentata. I numeri inerenti a questo intervento confermano la tendenza. Nel 2016 sono stati effettuati presso I Cedri 161 interventi di chirurgia ortopedica, nel 2018 abbiamo toccato quota 682. L’incremento si è registrato su più fronti: sono aumentati sia i pazienti dell’Asl di Novara, che quelli delle altre Asl piemontesi; ma soprattutto sono aumentati i pazienti provenienti da fuori regione, passando da circa una trentina nel 2016 ai quasi 400 del 2018. Questo vuol dire che la struttura si sta facendo conoscere i maniera positiva anche al di là dei confini locali. In particolare la chirurgia protesica dell’anca è suscettibile rispetto a quanto detto in precedenza: se i pazienti vengono preparati adeguatamente in merito al percorso che dovranno compiere, possono tornare alla vista quotidiana con un notevole anticipo rispetto a quanto non immaginino. Per quanto riguarda la chirurgia protesica ortopedica de I Cedri parlerei di una buona scommessa vinta».

 

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