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Una settimana in un campo profughi per il panettiere Cunsolo: "Ho visto occhi di chi fugge dalle bombe"

Dopo aver lanciato l'idea del pane gialloblù, il commerciante parabiaghese si è reso autore di una missione umanitaria al confine tra Polonia e Ucraina

Una settimana in un campo profughi per il panettiere Cunsolo: "Ho visto occhi di chi fugge dalle bombe"
Attualità Legnano e Altomilanese, 02 Aprile 2022 ore 13:00

Parte per portare 12 quintali di generi alimentari e prodotti da forno in Ucraina e mette in salvo quattro persone, tra cui un'anziana. Protagonista della spedizione umanitaria, tra gli altri, Matteo Cunsolo, che gestisce la panetteria omonima ubicata proprio in città: «Noi vediamo solo la punta dell'iceberg di quanto sta accadendo in Ucraina. Lì ho visto gli occhi di scappa dalla guerra lasciandosi alle spalle le bombe».

I protagonisti della spedizione umanitaria in Polonia, al confine col Paese ucraino

Un viaggio durato oltre 40 ore, con 5 mila chilometri macinati, per portare generi di prima necessità, tra cui anche pane, biscotti e altri materiali utili come le coperte. A rendersene protagonisti, nei giorni scorsi, Matteo Cunsolo, gestore della panetteria divenuta famosa pure per aver lanciato l'idea del pane bicolore ispirato alla bandiera dell'Ucraina (che è gialla e blu), e altri tre compagni di avventura: Marco Slavazza, Matteo Slavazza e Alois Maurizi. Quest'ultimi hanno raggiunto i confini del Paese ucraino ottenendo così una panoramica da diverse angolazioni. Lo hanno fatto in zone d'ombra, dove gli aiuti scarseggiavano. Un terzo del materiale che trasportavano, infatti, è stato stoccato in un magazzino situato in Polonia.

L'incontro con padre Matias e la presa in carico di quattro profughi

Ci è voluto invece l'incontro da parte degli autori della spedizione con Padre Matias, a nord tra Polonia e Ucraina, per consegnare la parte restante dei carichi di solidarietà. Incontro che li ha quindi portati nel cuore dell'emergenza. La visita al centro profughi è stata strappalacrime: «Dopo aver espletato tutte le procedure del caso, siamo entrati in un centro profughi dove dormiva, tra le altre persone, anche una signora di 73 anni. C'erano decine di letti. Anche noi abbiamo deciso di pernottare in loco. Abbiamo vissuto per quasi una settimana da profughi. Un quadro complicatissimo, con gli abitanti ucraini che, ospitati generosamente proprio dal Paese polacco, erano pronti da un momento all'altro a scendere in guerra. La tensione era palpabile». Terminata l'esperienza nel cuore della crisi, gli stessi hanno proseguito il loro viaggio mettendo in salvo, qui in Italia, due ragazze e il loro fratello minore che provenivano da Karkhiv. Si trovano ora in buone mani. Sono ospiti di due famiglie parabiaghesi, mentre l'anziana è ospite di sua figlia a Cerro Maggiore.

"Un'esperienza che ha cambiato le nostre vite, noi vediamo solo la punta dell'iceberg della sofferenza"

Una storia densa di significato, quella vissuta da Cunsolo che ora tira il fiato, soddisfatto, in questo modo: «E' stata un'esperienza che ha cambiato le nostre vite. Le immagini che arrivano nel nostro Paese rappresentano solo la punta dell'iceberg di quanto sta realmente accadendo in Ucraina. Abbiamo visto gli occhi di scappa dal terrore. Di chi si lascia alle spalle, oltre che il proprio passato, anche le bombe. Senza sapere dove andare. Senza sapere se verranno richiamati a tornare nel loro paese d'origine, ancora, purtroppo, martoriato dal conflitto bellico».

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