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Magenta-Marcallo

Servizio vaccinazioni, Fausto è in pensione

Avviene dopo otto lustri e più di lavoro all’ospedale Fornaroli di Magenta come assistente sanitario.

Servizio vaccinazioni, Fausto è in pensione
Attualità Magenta e Abbiategrasso, 10 Ottobre 2021 ore 15:31

Cortese, disponibile, rassicurante: con lui qualunque interlocutore si trova subito a proprio agio. Dopo otto lustri e più di lavoro all’ospedale Fornaroli di Magenta come assistente sanitario per Fausto Coatti è arrivato il momento di andare in pensione.

Servizio vaccinazioni, Fausto va in pensione

Un’istituzione  del nosocomio magentino. Ha indossato per la prima volta il camice bianco nel 1980. Nato il 9 agosto del 1961 in clinica a Milano assieme il suo gemello da mamma marcallese e da  papà meserese, a  parte i primi cinque giorni di vita milanese, vive a Marcallo da sessant’anni. Ultimo giorno lavorativo il 9 agosto 2021 e dal giorno di San Lorenzo è diventato dipendente Inps. «Come festa di compleanno mi sono regalato il pensionamento così ho fatto cifra tonda – dice -  Gli anni effettivi di lavoro sono 41 e un mese ma con i due riscatti della scuola ho raggiunto i 43 e un mese. Il periodo massimo lavorativo». Ha iniziato il 10 luglio del 1980 come infermiere professionale in Unità Coronarica: in quel reparto ha lavorato per dieci anni, poi si è iscritto alla scuola di assistenti sanitari, ha vinto il concorso nel 1990 e da allora ha sempre prestato la sua professionalità al Servizio Vaccinazioni, che ai tempi si chiamava Ufficio Igiene.ù

L'intervista

Come è nata la passione per la medicina? «Prima come infermiere e poi come assistente sanitario, per la voglia di fare prevenzione. I dieci anni di Unità Coronarica mi hanno fatto capire come è meglio puntare sulla prevenzione, per avere uno stile di vita migliore. Le vaccinazioni sono le prevenzioni migliori. E questa pandemia lo conferma».
Testimone dei cambiamenti dal 10 luglio del 1980 ai nostri giorni, com’è mutata la vita ospedaliera? «Tanto, a partire dal timbro sul famoso cartellino cartaceo, sostituito adesso da un badge che serve per l’apertura delle porte, per timbrare le entrate e uscite, per andare in mensa. I computer non erano ancora in dotazione, si segnava tutto sui quaderni, sui manuali. Il computer ci ha permesso sicuramente di migliorare. Prima i corsi di aggiornamento erano rari e istituiti per pochi addetti e medici. I famosi corsi di Educazione Continua  Medicina, che per me sono importantissimi, erano dal vivo, adesso online  e sono la base della nostra continua formazione. Con il computer è diventato un corso alla portata di tutti e il nostro lavoro è diventato molto più professionale. Un lavoro se non proprio usurante sotto l’aspetto fisico, ma sotto la forma psicologico mentale molto impegnativo».
Con la pandemia è stato faticoso? «Difficile, perché abbiamo dovuto riprogrammare i nostri impegni con il distanziamento sociale, dividere le prestazioni per evitare i grandi assembramenti. Faticoso è stato convincere le persone che in quel momento era importante non creare altre pandemie. Magenta è stato un fiore all’occhiello anche con la pandemia».
E l’addio al posto di lavoro? «Ho ringraziato i colleghi e tutti quelli che ho conosciuto in questi anni di carriera. Ho incontrato tante persone, molte vite, numerose storie e per i colleghi più giovani ho detto che vale la pena fare il nostro lavoro. Dicono che i pensionati sono inoperosi. Non è vero. io non ho un momento libero. La mia formazione religiosa dice che le cose belle devono essere gratuite e per gli altri. Almeno per ulteriori quaranta anni».