La testimonianza

"Non si può morire così: ecco perché ho manifestato a Voghera"

Il bustese Said Afioune ha partecipato alla manifestazione a Voghera per essere a fianco della famiglia del marocchino ucciso.

"Non si può morire così: ecco perché ho manifestato a Voghera"
Attualità Legnano e Altomilanese, 31 Luglio 2021 ore 09:30

Said Afioune, 53enne originario del Marocco, in Italia dal 1990 e residente a Busto Garolfo da 29 anni ha deciso di manifestare a Voghera: la sua testimonianza.

La manifestazione a Voghera e la testimonianza di Afioune

"L’Italia è fondata su un pilastro chiamato “Ingiustizia”, perché non si può parlare di legittima difesa quando un assessore spara a un uomo disarmato uccidendolo". Ha la voce impastata da rabbia e delusione Said Afioune, 53enne originario del Marocco (nato a Casablanca), in Italia dal 1990 e residente a Busto Garolfo da 29 anni. Parla di quanto successo a Voghera la sera di martedì 20 luglio 2021, quando Massimo Adriatici (assessore cittadino alla Sicurezza ai domiciliari e autosospesosi dalla carica), per dinamiche ancora da chiarire, ha sparato al 38enne marocchino Younes El Boussettaoui nella centrale piazza Meardi ed è accusato di "eccesso colposo di legittima difesa". Parla in quanto partecipante (con una piccola delegazione bustese) alla manifestazione di sabato 24 luglio nel Comune del Pavese in memoria del connazionale, camminando nello stesso corteo a cui hanno partecipato il giornalista Gad Lerner e la sorella di Youns, Bahija, a ribadire che il fratello "era malato" ed è stato "ammazzato". Parla mentre cominciano a spuntare testimonianze e video sulla brutale vicenda. E parla come parte attiva di un movimento di protesta che quel giorno ha spinto i legali di Adriatici a far trasferire il politico, per la sua incolumità, in una località segreta al termine dell’interrogatorio di circa tre ore davanti al gip pavese Maria Cristina Lapi.

Il suo racconto

Ha raccontato:

"Sono stato avvisato della manifestazione di sabato pomeriggio con un messaggio circolare su WhatsApp nella notte di venerdì 23 luglio. Mi sono preparato con altre sette persone per essere lì in tempo. È stata una cosa pensata a caldo dalla comunità vicina a Youns e dai Cobas, che si erano già mossi per la morte del sindacalista 37enne Adil Belakhdim (travolto e ucciso davanti alla Lidl Biandrate durante uno sciopero del settore logistico, ndr). Dall’oggi al domani non è venuta tanta gente, ma siamo riusciti a essere in piazza Meardi. C’era gente venuta da ogni dove, anche Torino e Roma, con cartelloni e striscioni che contestavano Salvini, la Lega e la situazione generale".

"Si vuole legittimare un omicidio che va oltre il razzismo"

Ha poi continuato il bustese, che si è recato fino al municipio:

"Siamo stati sulla collinetta verde per un po’, rivolgendoci simbolicamente alle istituzioni perché a parti inverse non si sarebbe certo parlato di legittima difesa. Qui si vuole legittimare un omicidio che va oltre il razzismo, perché il vero problema è un assessore che va in giro armato".

Infine, Said rivolge un pensiero ai figli di Youns: "Hanno 5 e 8 anni, fanno parte di quella generazione di stranieri nata in Italia e vorrei che fosse un Paese in cui possano crescere sereni, con diritti umani e giustizia".