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Antonio e Gianna sono stati nominati «Paladini delle memorie»

Sono stati premiati nell'ambito del progetto Paladini della Memoria promosso da Unuci Lombardia

Antonio e Gianna sono stati nominati «Paladini delle memorie»
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Per i loro sforzi nel riportare a casa le piastrine di quasi 400 soldati dispersi in Russia durante la Seconda Guerra Mondiale, e per aver creato e messo a disposizione del pubblico un ricchissimo archivio di lettere e foto.

Per salvaguardare la memoria dei nostri soldati

Gli antichi romani veneravano ed insieme praticavano la Pietas, termine che designava un insieme di virtù e doveri che può essere riassunto come la necessità di prendersi cura degli altri, specialmente quando questi sono più fragili e vulnerabili o non possono farlo da sé.

Questa virtù non è andata del tutto persa e anche ai giorni nostri ci sono persone che ancora la possiedono, come bene hanno dimostrato i coniugi Antonio e Gianna Respighi, soci della sezione Alpini di Abbiategrasso. Per i loro sforzi nel riportare a casa le piastrine di quasi 400 soldati dispersi in Russia durante la Seconda Guerra Mondiale, e per aver creato e messo a disposizione del pubblico un ricchissimo archivio di lettere e foto dei caduti (avventura da loro raccontata nel commovente libro «Io resto qui») sono stati premiati nell'ambito del progetto Paladini della Memoria promosso da Unuci Lombardia e Associazione Nazionale delle Voloire, ospitato dalla Presidenza del Consiglio Comunale di Milano.

Un ricco archivio di lettere e foto

«Sono sorpreso per il successo che ha avuto il nostro progetto – ha detto Antonio Respighi - Del resto è il frutto di un lavoro serio e impegnativo di raccolta di materiale. I documenti di cui siamo in possesso sono ovviamente di tipo diverso da quello che già possiedono le autorità, si tratta infatti di lettere personali dei soldati. Il valore di questi scritti è soprattutto culturale e antropologico. Alcuni di questi giovani ci hanno lasciato 200 o 300 lettere, era il loro unico modo di comunicare con le famiglie lontane e allo stesso tempo un modo di cercare il conforto di casa. Si tratta di una mole enorme di materiale, che abbiamo raccolto in un archivio digitalizzato anche grazie all'aiuto di un archivista professionista (consultabile sul sito archivioculturapopolare.it, ndr.) e al contributo dei familiari dei caduti. Spesso sono proprio i membri più giovani a scannerizzare e gestire i documenti. È un lavoro impegnativo anche a livello emotivo, certo che sì, leggere le lettere di questi giovani ci aiuta a conoscerli, ci affezioniamo a loro. Abbiamo riportato a casa circa quattrocento piastrine, e altre ne arriveranno ancora, e ci piace seguire da vicino l'organizzazione della cerimonia di consegna. Di solito non partecipiamo però, è importante che sia il sindaco a riceverle e consegnarle alle famiglie, in quanto rappresentante di quello stesso Stato che mandò i soldati in guerra».

La canzone

Una nota canzone di guerra, scritta e cantata da Alpini, recita così: Pietà l'è morta. Il recupero della nostra memoria storica ci serve esattamente ad evitare che ciò accada, mantenendo vivo non solo il ricordo ma anche l'empatia delle persone.

«Sono passati parecchi anni da quando i due avventurieri capitati per caso in quel della Russia hanno incontrato un personaggio russo che cercava piastrini dei nostri militari sul fronte russo purtroppo deceduti per la grande guerra - ha raccontato Caludio Vai, capogruppo gruppo Alpini di Bià - Ad Antonio e sua moglie è nata un'idea: perché non raccoglierli e restituirli ai famigliari parenti dei defunti? e così è nata l'iniziativa del recupero dei piastrini e della restituzione ai famigliari di questi poveri soldati "Andati avanti". Poi con Alfonso Latino è nata l'iniziativa di creare una raccolta delle lettere e dei piastrini in un bellissimo volume che porta il titolo "Io resto qui…”»

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