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25 anni di Museo del Siolo

La ricorrenza celebrata domenica 12 maggio

25 anni di Museo del Siolo
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Ne è passata di acqua sotto i ponti da quando Cascina Siolo era una attivissima realtà agricola.

La festa

Oggi domenica 12 maggio si è festeggiato l’anniversario dei 25 anni della Mostra permanete della vita contadina e delle fornaci nella sotto-frazione Siolo a Santa Maria Rossa. L’evento è stato organizzata da Amusi (Associazione Amici del Museo del Siolo).

Tutto è iniziato con il saluto dell’amministrazione per voce del vice sindaco Simona Travagliati.

“Molti non lo sanno ma il Siolo è stata una importante risorsa agricola per Garbagnate con le sue cascine e le sue stalle che producevano per mantenersi ma anche per distribuire all’esterno i prodotti agricoli come quelli che derivavano dalla coltivazione del baco da seta  - ha detto Travagliati – la vostra presenza numerosa dimostra quanti sono quelli che ricordano con affetto questa zona”.

Il gruppo musicale Tempi Dispari ha cantato e suonato i brani campagnoli in voga 70 anni fa.

Una visita gratuita e aperta a tutti

Per l’occasione i cittadini hanno potuto visitare il museo, scrigno che conserva un centinaio di pezzi antichi restaurati che erano gli strumenti di tutti i giorni nelle cascine. Interessante anche il settore riservato ai ricordi delle antiche fornaci garbagnatesi che producevano i mattoni per l’edilizia. Le formine per l’argilla e i macchinari hanno attirato la curiosità dei bambini.

“Ricordatevi che senza fondamenta non ci possono essere gli edifici e senza la nostra storia non possiamo capire da dove veniamo, chi erano i nostri nonni e non si potrà conoscere il futuro – ha detto la coordinatrice dell’esposizione Claudia Banfi – Le vicende e il lavoro quotidiano dei nostri avi ci insegna a rispettare profondamente il loro lavoro che ha portato a noi oggi che siamo qui a parlarvi. E questo atteggiamento mentale  è necessario per rispettare la storia e le persone oggi”

Claudia Banfi spiega come si lavorava il Baco da Seta

Il ricordo di Gianangelo Travagliati

“Mi ricordo tutto della Cascina Siolo dove sono nato – ci spiega Gianangelo Travagliati classe 1941 e padre della vice sindaco – Nella Corte Grande c'era un forno enorme che serviva per fare il pane a tutti, Quando il pane non bastava per tutti si usava dividerlo con la famiglia che aveva meno risorse. La piazza Del Lavatoio era il fulcro del Siolo aveva una funzione che oggi diremmo aggregativa. La sera si riunivano per parlare del più e del meno e ognuno manifestava i propri problemi. Non tutti avevano la radio che dagli anni 50 si ascoltava insieme”.

Gianangelo Travagliati
Gianangelo Travagliati

Nella cascina c’era tutto il necessario

Oltre al forno per il pane al Siolo c’era anche una falegnameria per produrre (e riparare) i tanti strumenti di lavoro per ogni famiglia.

Arnesi per coltivare, per tagliare la legna del camino, per curare il raccolto, per lavorate la seta e per fare il burro. Cose che oggi sono ovvie e scontate. All’ingresso della Cascina Siolo c’era il Circolo Dopolavoro. Luogo di conversazione, di gioco delle carte tra un bicchiere di vino e l’altro. I dipinti del pittore Ambrogio Allievi appesi nel museo sono una fedele testimonianza del passato agricolo di questa civiltà a nord di Milano poi divenuta industriale.

Un ambiente dell'esposizione permanente
Alcuni soci del gruppo Amusi (Maria, Olga e Carlo)

 

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