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FIERA MILANO

Ospedale in Fiera: 21 milioni di euro, 25 pazienti curati e forse chiusura tra poche settimane

Potrebbe arrivare a breve l'addio alla costosa "scialuppa di salvataggio" inaugurata il 31 marzo contro l'emergenza Covid

Ospedale in Fiera: 21 milioni di euro, 25 pazienti curati e forse chiusura tra poche settimane
Altro Rhodense, 14 Maggio 2020 ore 11:19

Tra poche settimane l’ospedale in Fiera costruito dalla Regione per far fronte all’emergenza Covid potrebbe già essere smantellato dopo aver ospitato solo 25 pazienti, a fronte di una promessa di 600 posti letto, poi ridotti a circa 200.

Ospedale in Fiera verso la chiusura

Era diventato il simbolo del dinamismo lombardo, della risposta della popolazione a un’emergenza improvvisa. Ora, rischia di essere quello dell’immagine opposta, dello spreco di risorse: l’Ospedale in Fiera inaugurato il 31 marzo potrebbe essere smantellato tra un paio di settimane o poco più, a quanto dichiarato dal primario della terapia intensiva del Policlinico (e responsabile dell’Unità di Crisi lombarda) Antonio Pesenti a Fanpage.it.

I numeri dell’Ospedale

Si era partiti con una promessa di 600 posti di terapia intensiva, praticamente il raddoppio di quelli presente all’inizio dell’epidemia in tutta la Regione. Poi si era passati a 400 e infine a 200, anche per la volontà di rendere l’Ospedale in Fiera una struttura ospedaliera a tutti gli effetti, “in grado di supportare la sanità regionale anche dopo il picco del coronavirus”, spiegavano dalla Regione. L’idea, ventilata più volte dall’assessore al Welfare Giulio Gallera, era insomma di farne un hub per ricoverare i pazienti Covid dopo il periodo più duro, liberando così le terapie intensive degli ospedali regionali. Funzione questa che però l’Ospedale in Fiera, numeri alla mano, non ha mai assolto: dall’apertura ha accolto e curato 24 pazienti in totale, impiegando una cinquantina di operatori sanitari a fronte di una previsione di un migliaio.

Dall’ospedale al territorio

Già durante la sua costruzione, durata due settimane, la gestione del contagio sembrava prendere una strada diversa da quella prevista inizialmente, con gli ospedali che iniziavano a rivelarsi come i primi luoghi di contagio. Altre Regioni, come il Veneto, stavano iniziando a vedere invece i primi risultati positivi della lotta al virus fatta nei territori, e non negli ospedali. I medici intanto iniziavano a far notare come quella struttura fosse scomoda, troppo lontana dagli ospedali “veri”. All’apertura poi seguirono i problemi per il reperimento dei macchinari e soprattutto del personale.

Una “scialuppa di salvataggio”

Pesenti ha spiegato che l’Ospedale in Fiera ha comunque rappresentato un’importante “scialuppa di salvataggio”, fortunatamente non servita visto il superamento della fase più critica dell’epidemia. Una scialuppa costosa: 21 milioni di euro, interamente donati da 1200 lombardi che nel frattempo da casa vedevano i casi positivi salire a colpi di numeri a tre e quattro cifre ogni giorno, decessi a centinaia e picchi previsti che si spostavano sempre più in la nel tempo. Intanto sorgevano gli ospedali da campo fuori dagli ospedali più congestionati (come a Bergamo) che sì hanno svolto un importante ruolo di “valvola di sfogo”  per le strutture, e a costi molto minori.

Ultima parola al Governo

La “data di scadenza” dell’Ospedale in Fiera però non è ancora fissata definitivamente. L’ultima parola spetterà al Governo che, come spiegato da Pesenti, sta preparando un decreto in cui si imporrà alle Regioni di avere una “scorta” di terapie intensive in caso di nuove ondate epidemiche. “Se la Fiera corrisponderà ai requisiti che il Governo deciderà resterà in piedi”, ha concluso. In caso di chiusura invece, i macchinari resteranno (ovviamente) a disposizione degli ospedali lombardi, in aggiunta a quelli già attivi e a quelli acquistati per le terapie intensive d’emergenza aperte in questi mesi persino nelle sale operatorie.

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